Lo scorso agosto è stato pubblicato il sesto rapporto di valutazione (AR6) del Gruppo Intergovernativo sui Cambiamenti Climatici (Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC).

L’IPPC è il principale organismo internazionale per la valutazione dei cambiamenti climatici, istituito nel 1988 dalla World Meteorological Organization (WMO) e dallo United Nations Environment Programme (UNEP) allo scopo di fornire al mondo una visione chiara e scientificamente fondata dello stato attuale delle conoscenze sui cambiamenti climatici e sui loro potenziali impatti ambientali e socio-economici.

Il rapporto analizza i cambiamenti climatici con riferimento a 5 scenari (Shared Socio-economic Pathway – SSP) che coprono una gamma di possibili sviluppi futuri di fattori antropogenici.

Questi scenari partono dal 2015 e comprendono ipotesi con:

  • alte emissioni di gas serra (SSP3-7.0 e SSP5-8.5) ed emissioni di CO2 che raddoppiano entro il 2100 o il 2050 rispetto ai valori attuali;
  • valori intermedi di emissioni di gas serra (SSP2-4.5) con emissioni di CO2 che rimangono ai livelli attuali fino alla metà del secolo;
  • Emissioni basse o molto basse di gas serra (SSP1-1.9 e SSP1-2.6) con emissioni di CO2 che vanno verso l’obiettivo di zero emissioni nette intorno al 2050 o dopo, con diversi livelli di emissioni negative di CO2.

Già quanto scritto fin qui è sufficiente a rendere la complessità del tema “cambiamenti climatici” le cui cause non in realtà del tutto chiare.

Le conclusioni del rapporto le possiamo sintetizzare all’osso dicendo che la temperatura superficiale globale continuerà ad aumentare almeno fino alla metà del secolo in tutti gli scenari di emissioni considerati. Il riscaldamento globale di 1,5°C e 2°C sarà superato durante il corso del XXI° secolo a meno che non si verifichino nei prossimi decenni profonde riduzioni delle emissioni di CO2 e di altri gas serra

Sicuramente l’inquinamento ha un suo importante ruolo,  nel surriscaldamento del pianeta.

 

INQUINAMENTO, SOSTENIBILITA’ E CLIMA

L’inquinamento può essere definito come  la rapida e progressiva trasformazione della composizione molecolare dell’ecosfera. L’inquinamento dell’aria, in particolare,  rappresenta  il principale rischio ambientale per la salute umana, promuovendo la diffusione di diverse  patologie, incluso i danni sulla fertilità.

Le Nazioni Unite (ONU) hanno lanciato l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile per affrontare la problematica del degrado ambientale causato dalla pressione antropica.

Diversi studi hanno evidenziato che la crescita della popolazione mondiale è una delle cause di questo degrado: non ci sono sufficienti risorse per tutti. In qualità di biologo Nutrizionista posso confermare come le diete attuali  siano sempre più orientate verso una quota maggiore di proteine, soprattutto di origine animale, non solo tra sportivi ed atleti. Diffuse sono le diete ipoglucidiche, e di conseguenza si aumenta la quota degli altri macronutrienti, soprattutto proteine. Questo aumentato fabbisogno “collettivo” determina la necessità di allevamenti di tipo intensivo. A livello della produzione agricola le cose non sono molto più diverse: per aumentare le rese, oltre all’agricoltura di tipo intensivo, si sviluppano sempre più piante OGM, soprattutto di tipo proteico.

Agli OGM dedicheremo di sicuro articoli specifici, tuttavia limitiamoci in questa sede a ricordare come sia importante avere piante in grado di resistere alle diverse condizioni ambientali, e che spesso tale obiettivo lo si raggiunge solo grazie alle tecniche di ricombinazione e manipolazione genica. Non di rado, poi l’uomo altera la biodiversità e i biomi, impiantando piante esotiche in una data regione, con il rischio di avere forte perdite di raccolto, nonostante l’uso di fitosanitari per curare la pianta “disadattata” al nuovo habitat (Quasi a dire che la pianta ne abbia colpa!).

I più aggiornati, avranno anche letto delle “carni vegane” (ossimoro per chi si occupa di etichettatura) e di quelle prodotte in laboratorio, quali rimedi per favorire un’eunutrizione sostenibile. Oltre che di cibo, aumenta anche la domanda di energia, (per la sua produzione e distribuzione) ed il suo  conseguente consumo. Il consumo di energia  è direttamente correlato con lo sviluppo tecnologico; ormai tutto funziona con  batterie e ed elettricità.

Gli  effetti di tutto ciò  risultano nell’incremento della  temperatura superficiale globale: nel periodo 2001-2020 è stata di 0,99°C superiore a quella del periodo 1850-1900, ed è stata più alta di 1,09°C nel periodo 2011-2020 rispetto al periodo 1850-1900, con aumenti maggiori sulla terraferma (1,59°C) rispetto all’oceano (0,88°).

Le zone climatiche si sono spostate verso il polo in entrambi gli emisferi, ed il periodo vegetativo si è allungato in media fino a due giorni per decennio dagli anni ’50 alle medie latitudini in entrambi gli emisferi. Le stime, riportate nel AR6, sottolineano come la portata dei recenti cambiamenti nel sistema climatico è senza precedenti da molti secoli e molte migliaia di anni. Questi cambiamenti sono di fatti causati anche dall’effetto dei GAS SERRA, gli stessi che si studiavano già alle scuole elementari ( a mio tempo). Dal 1750, gli aumenti delle concentrazioni di CO2 (47%) e CH4 (156%) superano di gran lunga i cambiamenti naturali plurimillenari tra periodi glaciali e interglaciali degli ultimi 800.000 anni.

Nel periodo 2011-2020, la media annuale dell’area di ghiaccio marino artico ha raggiunto il livello più basso dal 1850. Nel periodo tardo estivo è stata inferiore a qualsiasi altro periodo degli ultimi 1000 anni. La natura globale del ritiro dei ghiacciai a partire dagli anni ’50 è senza precedenti negli ultimi 2000 anni.

Il livello medio del mare è aumentato più velocemente a partire dal 1900 che in ogni secolo precedente degli ultimi 3000 anni. L’oceano si è riscaldato più velocemente nell’ultimo secolo che dalla fine dell’ultima deglaciazione (circa 11.000 anni fa).

 

 GLI EFFETTI DELLE ALTERAZIONI CLIMATICHE

I cambiamenti climatici stanno già influenzando gli eventi meteorologici e climatici: in ogni regione del  mondo abbiamo  ondate di calore, precipitazioni intense, siccità e cicloni tropicali, e si sono rafforzate rispetto al precedente Rapporto di Valutazione dell’IPCC (AR5) le prove che attribuiscono queste variazioni negli estremi  all’influenza umana.

Gli estremi di caldo (incluse le ondate di calore) sono diventati più frequenti e più intensi nella maggior parte delle terre emerse a partire dagli anni ’50 del XX secolo, mentre gli estremi di freddo (incluse le ondate di freddo) sono diventati meno frequenti e meno gravi (sebbene si preannuncia un inverno freddissimo, il più freddo degli ultimi 35 anni!).

Inutile sottolineare le ripercussioni su flora e fauna.

E SE FOSSIMO IN ARRIVO VERSO UNA NUOVA ERA GEOLOGICA?

Secondo alcuni studi, tuttavia, il cambiamento climatico potrebbe anche non essere indotto esclusivamente dall’inquinamento, quale conseguenza dell’attività umana, bensì si tratterebbe di una nuova era geologica (vedi box 1)

Box 1

Attualmente siamo nell’era  detta quaternaria, o neozoica, cioè “della vita nuova”, poiché flora e fauna sono costituite da piante e animali tuttora viventi. L’era quaternaria viene divisa in due periodi: Pleistocene e Olocene.

La nostra era si caratterizza per è l’alternarsi di periodi freddi e di periodi caldi, che causarono l’avvicendarsi di grandi glaciazioni (con estensione delle calotte polari a latitudini più basse) e di periodi interglaciali (periodi in cui si riduce l’estensione dei ghiacciai).

La vita ha avuto origine 3,5 miliardi di anni fa durante l’era precrambiana che dal  punto di vista climatico, fu caratterizzata da notevoli oscillazioni della temperatura.  Sono stati infatti ritrovati sia depositi tipici di climi caldi, sia depositi glaciali, testimonianza di glaciazioni.

In particolare, nella regione dei Grandi Laghi dell’America settentrionale, del Canada, della Cina, della Groenlandia, dell’Australia e dell’Africa meridionale, sono state ritrovate antiche morene (depositi glaciali), le tilliti, formate da conglomerati a blocchi striati immersi in una ganga argillosa, che testimonierebbero dunque la presenza di estesi ghiacciai.

Gli studi condotti, però, evidenziano che alcuni recenti estremi di caldo osservati nell’ultimo decennio sarebbero stati estremamente improbabili senza l’influenza umana sul sistema climatico;  per esempio la diminuzione delle precipitazioni monsoniche terrestri globali dagli anni ’50 agli anni ’80 è in parte attribuita alle emissioni di aerosol nell’emisfero settentrionale causate dall’uomo, ma gli aumenti da allora sono dovuti all’aumento delle concentrazioni di gas serra e alla variabilità interna su scala decennale o pluri-decennale.

Con buona pace dei “negazionisti climatici”, alcune delle cui teorie sono state raccolte nello studio “Convenient  Truths” (Verità Convenienti), l’uomo costituisce un determinante tale da indurre un impatto ambientale, quale l’alterazione climatica.

Intanto cosa si può fare ? Quello che sappiamo da sempre, ormai, (ancor prima del GRREN DEAL, box 2): pensare globalmente, agire localmente!

Box 2

Riferimenti:

Vincenza Castiglia
+ posts

Biologo Nutrizionista, esperta in Sicurezza Alimentare e lead auditor per i sistemi di Gestione Qualità

Articolo precedenteRegolamento elettorale, un ricorso inammissibile che nuoce all’immagine dell’ONB e dell’intera categoria dei Biologi
Articolo successivoGinseng e proteina FoxO3a